music won't save you

LEBENSWELT – Metaphysics Of Entropy
(Under My Bed, 2018)*

L’understatement connaturato alla proposta musicale di Giampaolo Loffredo è fedelmente rispecchiato da quello delle produzioni limitate e delle distribuzioni rigorosamente “off” attraverso le quali veicola, da ormai quindici anni, le proprie creazioni sotto l’alias Lebenswelt.

Due anni dopo la rinascita, seguita a un decennio di quasi assoluto silenzio e coincisa con lo splendido “Shallow Nothingness In Molten Skies“, è nuovamente la piccola etichetta milanese Under My Bed a licenziare il quinto lavoro dell’artista romano, che negli otto intensi brani di “Metaphysics Of Entropy” riassume l’attuale stadio di sviluppo di quella che costituisce al tempo stesso la manifestazione istintiva di una condivisione di sensazioni e il frutto di una ricerca sonora radicata nelle cadenze rallentate dello slow-core e nelle progressioni emotive del post-rock. Benché le sue basi espressive siano, di tutta evidenza, connesse a simili temperie artistiche, Loffredo continua a…

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ONDAROCK REVIEW

 

Lebenswelt è il nome del progetto solista di Giampaolo Loffredo, nato nel 2003 dalle ceneri dei Joy of Grief con l’idea di un deciso cambio di direzione compositiva. E’ così che la sua musica vira decisa verso quella evocativa fotografia di copertina, spiccando il volo oltre un cielo grigio e plumbeo; è proprio la malinconia di quelle nubi ad accompagnarlo in questo catartico percorso di scoperta, la stessa malinconia di un viaggio in automobile scandito dalla pioggia, mentre si contempla la campagna appena fuori dal finestrino che viene modificata dall’irrequieto pointillisme delle gocce in movimento. Già il nome scelto da Giampaolo dovrebbe suggerirci la strada intrapresa: si tratta di un neologismo coniato da Husserl nel 1917 che sta a indicare il “mondo della vita”, ovvero quella dimensione che vede la natura come una correlazione necessaria tra il nostro “io” e l’ambiente circostante. Un discorso che contiene in sé, dunque, anche quella che forse è la componente più importante nei dischi di Lebenswelt: l’empatia della musica come un linguaggio universale; un’idea molto intima e profonda, che si ricollega a quella del filosofo Arthur Schopenhauer, secondo cui essa rappresenta l’essenza stessa della nostra esistenza.

Con tre ottimi album all’attivo – “Staring At Life In The Rain” (2003), “Out Is The Cow” (2004) e “Corners Of A Drowning Faith” (2006), che comprende anche un’importante collaborazione con Andrew Richards – dopo dieci anni Giampaolo Loffredo è tornato in punta di piedi con “Shallow Nothingness In Molten Skies”, disco col quale si conferma un abile e sensibile argonauta della psiche umana, esplorando una sorta di ancestrale nostalgia collettiva. In quest’ottica filosofica della Lebenswelt, ognuno porta infatti in dote il suo mondo “privato” agli altri, creando una sorta di primordiale e ideale “compresenza”. La ricerca dell’universalità passa attraverso quello che è il vello d’oro di Giampaolo, ovvero un cacciavite infilato tra le corde della chitarra, capace di creare suoni diversi ma sempre lenitivi; suoni ben lontani, per esempio, da quelli nevrotici dei Sonic Youth che usarono lo stesso espediente nei primi album.

Questa nostalgica colonna sonora non può che cominciare con le parole della poetessa del dolore per antonomasia, Sylvia Plath, la cui “A Life” viene tramutata dolcemente in musica in “Intro/A Grey Seagull”, con voce apatica e distante. Melodie ossessive ed estranianti permeano il background, diventando talvolta quasi un mantra ripetuto, come nel caso della title track, in cui testo e strumenti lavorano perfettamente in simbiosi. Un minimalismo di fondo che si traduce anche nelle liriche brevi, ma di grande impatto: “Just Like Rain” sembra così evocare nei suoi riverberi quelle gocce di pioggia sul finestrino, che cadono lentamente fino a sfiorarsi o dividersi, trovando una certa analogia con l’esistenza umana (“just like rain/ falling down/ just like everything else/ you’re falling apart”).

L’album prosegue in maniera scorrevole con “In Her Bad Thoughts” e “Shame For What I Have Done”, arricchendosi talvolta di sfumature elettroniche, ma sempre sotto il segno di uno slowcore piuttosto raffinato, che ricorda – almeno negli intenti – le parabole opprimenti e spettrali degli Hood e dei Labradford. I paesaggi annichilenti dell’era post-fordista sono poi i protagonisti del sad-folk di “Land” e “Lost”, in particolare la seconda incarna perfettamente lo smarrimento dinanzi a un mondo ormai prodotto in serie, in cui è difficile immedesimarsi.

Per il finale, non resta che oggettivare la propria sofferenza e contemplarla dall’esterno: Giampaolo rispolvera così le parole di T.S. Elliot e della sua omonima poesia in “The Love Song Of J. Alfred Prufrock”, travasando nel suo componimento sonoro sia l’incomunicabilità dei sentimenti umani (“It is impossibile to say just what I mean”), sia lo spleen del poeta statunitense, che si rivolge a un destinatario non specificato, quasi assente. Nella coda finale, la traccia pare proprio focalizzarsi su questo aspetto (“there’s silence in your answers”), in quello che tuttavia assomiglia più a un soliloquio che a un dialogo: è l’ineluttabile destino di ogni poeta, che osserva il male del mondo ma si ritrova incapace di agire. Lo diceva ancora meglio Emil Cioran: “Possiamo vivere come vivono gli altri e tuttavia nascondere un no più grande del mondo: è l’infinito della malinconia”.

Il progetto Lebenswelt è senza dubbio un nome da tenere d’occhio, in quanto “Shallow Nothingness In Molten Skies” convince a ogni nuovo ascolto e dimostra, oltre a una grande personalità artistica (e umana), anche una dimensione internazionale davvero difficile da trovare musicalmente nella nostra penisola.

http://www.ondarock.it/recensioni/2016-lebenswelt-shallownothingnessinmoltenskies.htm

 

music won't save you

LEBENSWELT – Shallow Nothingness In Molten Skies
(Under My Bed, 2016)

Mentre l’ampiezza dell’offerta musicale in circolazione comporta una costante ricerca ai quattro angoli del globo, può avvenire che proposte sorprendenti si celino proprio dietro l’angolo, dove la passione autentica torna ad alimentarle dopo tanti anni di silenzio. Capita così di intercettare, grazie a una coincidenza acutamente ricercata, un disco denso di pathos e poesia che risponde all’immaginifico titolo di “Shallow Nothingness In Molten Skies”; ne è autore un musicista romano, Giampaolo Loffredo, che dal 2003 conduce in solitaria un progetto chiamato Lebenswelt, del quale ha da poco ripreso le fila dopo quasi dieci anni di quiescenza.

Gli otto intensissimi brani del lavoro si muovono su coordinate affini alla temperie artistica delle origini di Lebenswelt, radicate in un periodo in cui dai recenti apici del post-rock si ricercavano vie d’uscite tali da assicurarne un rinnovamento, pur nella continuità delle suggestioni…

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